Kreuzberg, via Emilia
Il rottame e la liturgia
di Silvia Ravenda – 10 giugno 2026
Il 12 settembre 2026 gli Einstürzende Neubauten entreranno al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia. Detto così sembra una data di cartellone, ma in realtà è una collisione.
Perché il Valli, per questa storia, è già stato occupato dai fantasmi giusti. Nell’ottobre 2023 Giovanni Lindo Ferretti e Annarella Giudici vi sono entrati in platea come due sposi, sugli arpeggi di Massimo Zamboni e Danilo Fatur che manovrava i suoi arnesi. Il Gran Gala Punkettone dei CCCP aveva rimesso davanti alla città una verità che il tempo aveva tentato di addomesticare: quel gruppo nato tra Reggio Emilia e Berlino Ovest era stato una delle forme più pacificamente violente e meno prevedibili del Rock italiano.
Tre anni dopo arrivano i Neubauten e arrivano con il metallo e la voce di Blixa Bargeld. Arrivano nella città dove il loro metodo è stato tradotto in un’altra lingua attraverso drum machine, provincia rossa, chitarra nervosa, soubrette muta e trattori. Berlino aveva inventato il rottame come suono. Reggio Emilia lo ha trasformato in liturgia.
Il concerto al Valli vale perché mette nella stessa stanza l’origine e la deformazione. La lamiera e il cofano di trattore. Kreuzberg e via Emilia.
All’inizio c’è Berlino Ovest, primi anni Ottanta. Al Risiko Bar di Yorckstraße, al confine tra Kreuzberg e Schöneberg, sotto la traiettoria della S-Bahn, Blixa Bargeld faceva il barista. Al Dschungel lo ricordavano androgino, allampanato, trucco asimmetrico, calzamaglia da balletto, latex nero e stivali di gomma. Nessuna formazione musicale e soprattutto nessuna idea ordinata di carriera.
Il primo aprile 1980 sale sul palco del Moon Club con N.U. Unruh, Beate Bartel e Gudrun Gut. Poco dopo, Unruh vende la batteria per pagare l’affitto. Da quella perdita nasce il fatto decisivo: usare attrezzi e ferraglia, oggetti comprati ma molto più spesso trovati. Ferro contro ferro. Un set percussivo messo insieme con la logica del bisogno. Bargeld lo ha raccontato spesso con la freddezza di chi diffida della mitologia: prima arrivò la condizione materiale, poi l’estetica.
I Neubauten nascono da una mancanza, dentro una città dove tutto sembra recuperato e instabile. Kreuzberg era uno dei quartieri più poveri di Berlino Ovest, chiuso dal Muro su tre lati, pieno di case vuote e spazi occupati. L’SO36, su Oranienstraße, era il punto di addensamento: ex cinema, poi supermercato Penny, riaperto come spazio concerti nel 1978 da Achim Schächtele, Klaus-Dieter Brennecke e Andreas Rohé, prima della gestione di Martin Kippenberger. Lì passavano Dead Kennedys, Die Haut, i Birthday Party di Nick Cave appena arrivati dall’Australia. Iggy Pop e Bowie avevano abitato poco lontano, a Schöneberg, e la loro Berlino era già diventata mitologia notturna.
Kollaps, nel 1981, mette questa cosa su disco. Su ZickZack esce un LP che sembra arrivare da una stanza senza finestre: lamiere raschiate, percussioni industriali, voce urlata e materiali poveri usati con una precisione quasi brutale. Con F.M. Einheit, i Neubauten fissano su Kollaps il primo nucleo del loro lessico. Hacke, entrato giovanissimo in quella fase, diventerà presto parte decisiva della macchina live e compositiva. All’ICA di Londra, il 3 gennaio 1984, il Concerto for Voice and Machinery dura poco più di venti minuti. Trapani. Martelli pneumatici. Palco forato. Fumo in sala. Performance fermata. La leggenda, per una volta, ha il pregio della concretezza: quella musica voleva davvero modificare lo spazio fisico.
Intanto, nell’estate del 1981, a Charlottenburg, dentro una discoteca chiamata Superfly, succede una cosa meno rumorosa ma altrettanto decisiva. Massimo Zamboni ha ventiquattro anni, ha lasciato medicina a Modena, suona la chitarra e lavora in una pizzeria. Giovanni Lindo Ferretti ne ha ventisette, arriva da Cerreto Alpi, ha fatto l’operatore psichiatrico, ha militato in Lotta Continua. Due reggiani lontani da casa, sulla pista di un locale berlinese. Si riconoscono prima ancora di conoscersi davvero.
Zamboni dirà che erano andati a Berlino per sottrarsi all’idea di lavorare. In un’altra formula, più luminosa, parlerà di due ragazzotti di Reggio Emilia in cerca di luce. Ferretti userà un’immagine più inquieta: i CCCP nascono da quello strano essere simbiotico.
Tornano in Italia, fondano i MitropaNK. L’estate successiva ripartono con Umberto Negri. È lì che arriva il nome: CCCP – Fedeli alla linea. Una sigla sovietica adottata da ragazzi emiliani nella Berlino dell’Ovest. Già questo basterebbe a spiegare il cortocircuito. Nei club del sottosuolo, tra K.O.B. e Spectrum, ascoltano una musica costruita con mezzi inadatti: metallo percosso, basse frequenze fisiche e soprattutto voce usata come materia. Quella lezione arriva in Emilia senza passare dalla copia.
Ferretti e Zamboni prendono da Berlino un permesso ovvero usare quello che c’è, anche il brutto, anche il povero. I Neubauten lavorano sulla città ferita attraverso rottami, cantiere e lamiere. I CCCP, invece, lavorano sulla provincia con drum machine, chitarra spigolosa, basso portante, icone filosovietiche e teatro da balera disossata. Cattolicesimo residuo e Appennino.
A Berlino la loro musica si balla. In Italia, al primo concerto documentato del 3 giugno 1983 alla palestra del Circolo ARCI Galileo di Reggio Emilia, il pubblico resta fermo. Paralizzato. Quella formazione scarna non regge ancora tutto l’urto scenico. Serve una presenza che il rock italiano di allora non sa nemmeno nominare.
Entra Annarella Giudici. Benemerita Soubrette. Frontale e impassibile. Con lei il concerto smette di essere solo esecuzione e diventa quadro vivente come un rito laico. Poi arriva Danilo Fatur, ex barista al Tuwat di Carpi, assoldato dopo uno spettacolo dal titolo Ose Macho Lopez Frasquelo in Wojtyla sadomaso show. Fatur porta addosso la parte meccanica dell’Emilia. Una sera arriva con un cofano di trattore. Metà uomo, metà macchina agricola. La lamiera berlinese ha trovato il suo equivalente padano.
Qui il parallelo con i Neubauten prende corpo. Bargeld e i suoi forano il palco con i martelli pneumatici. Fatur sale su un palo da stilita pieno di chiodi. Annarella sale con lui. Ferretti declama come un funzionario mistico davanti alla fine dell’impero sovietico, prima ancora che quell’impero cada davvero. Il rumore berlinese era urbano, tagliente, da città murata. Nei CCCP diventa teatro politico di provincia. Una provincia fredda, erotica, cattolica e comunista nello stesso respiro.
Kollaps e Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi parlano da due estremi della stessa ferita. Kollaps, 1981 usa la città come corpo metallico. Affinità-divergenze, 1986 usa l’Emilia come nevrosi ideologica. Il primo LP dei CCCP esce in vinile rosso per Attack Punk, con copertina da socialismo reale. Si chiude con Emilia Paranoica con Ferretti che recita una terra solare trasformata in landa psichica. “Aspetto un’emozione sempre più indefinibile.” Lì dentro la via Emilia diventa corridoio mentale e politico. Il punk, in Italia, smette di essere solo velocità e diventa postura del corpo davanti alla storia.
Da quel momento i due mondi divergono. I Neubauten affinano la loro macchina. Halber Mensch, nel 1985, registra agli Hansa Studios una disciplina nuova. Yü-Gung, nella versione Adrian Sherwood, apre quel metallo a una circolazione più fisica, quasi da club industrial. Silence Is Sexy, nel 2000, porta il vuoto dentro la composizione. Nel 2002, quando la parola crowdfunding non era ancora entrata nel lessico, costruiscono con Erin Zhu il Supporter Project: fan collegati alle sessioni dal Bunker, ore di prove in streaming, musica osservata mentre nasce. Nel 2024 pubblicano Rampen – apm: alien pop music, doppio album ricavato dalle improvvisazioni del tour 2022 e rielaborato al Candy Bomber di Berlino. Le Rampen sono rampe di lancio: condizioni minime, poi il salto. Bargeld alimenta il gobbo elettronico con frammenti di testo e materiali incompiuti. Quindici brani, con Planet Umbra nata direttamente in studio.
Poi aprile 2025: Alexander Hacke esce dalla band. Più di quarant’anni dentro, fuori in una riga. Nel marzo 2026 entra Josefine Lukschy, musicista berlinese già attiva nei Crashpad. Al Valli i Neubauten arriveranno con una ferita recente nella formazione. Corpo storico e nervo nuovo.
I CCCP, intanto, sono rientrati dalla porta principale della loro città. Nel 2023 la mostra Felicitazioni! ai Chiostri di San Pietro occupa 1800 metri quadri e ventotto spazi espositivi. Poi il Gran Gala Punkettone al Valli. Poi il ritorno dal vivo nel 2024. Poi Ultima Chiamata nel 2025. Il rischio era ovvio: diventare santino per reduci. È accaduto qualcosa di più ambiguo. Reggio Emilia ha guardato i CCCP come si guarda una cosa propria che nel frattempo è diventata estranea. Li ha riconosciuti senza riuscire ad addomesticarli del tutto.
Per questo la data dei Neubauten al Valli pesa. Quel palco ha già visto tornare l’altra metà del discorso. Ha visto Annarella e Ferretti entrare come sposi, Fatur muovere i suoi oggetti. Ora riceve Bargeld la cui voce sembra incidere la frase mentre la pronuncia. Strumenti fatti di scarto e percussioni che portano ancora dentro l’idea del ferro come necessità. Una band che ha iniziato facendo suonare ciò che il mondo lasciava ai margini.
La Reggio Emilia del 2026 è lontana dall’Emilia Paranoica del 1986. Eppure qualcosa resta aperto. Il rottame berlinese, qui, ha già cambiato specie. È diventato trattore e soubrette. È diventato bollettino sovietico recitato con voce da predica laica. È diventato una delle forme più anomale del punk italiano.
Nostalgia, per una sera così, è una parola troppo piccola. Il passato, al Valli, arriva con i bordi taglienti senza chiedere di essere commemorato. Il 12 settembre 2026, Berlino Ovest entra nella via Emilia. Il cerchio si chiude male. Per fortuna: i cerchi che si chiudono troppo bene appartengono ai monumenti. Invece questa storia ha ancora addosso ruggine, teatro e ferro vivo.