Canzoni a Manovella, epopea di un secolo.
di Antonio Cammisa – a cura di Barezzi Festival
L’onomatopea è un escamotage retorico che riproduce attraverso suoni linguistici, il rumore o il suono associato a un qualcosa a cui si vuol far riferimento.
A scandire il tempo è il ticchettio degli orologi, il bambino appena nato emette vagiti come i cuccioli di animali, la tristezza ci costringe al pianto e la disperazione ai singhiozzi. Il dolore ci fa emettere versi di lamento. Poi le cose belle si dice che facciano il botto, la gioia sfoga nelle risate che spesso sono sguaiate. Ogni cosa, prima ancora che da parole, può essere riconosciuta per un rumore, da un suono…onomatopeico.
Quest’anno il Barezzi Festival si cimenta anche con la linguistica e la fonetica -perché no?-, del resto un rumore è comunque un suono e i suoni evolvono in musica, insomma per non tirarla alla lunga noi partiamo da un rumore: BRZZ!
Pronunciatelo come volete e sonorizzatelo come più vi piace.
BRZZ non deriva dalle antiche lingue semitiche che non prevedono vocali, è una suggestione sonora, un soffio o un sibilo, il crepitio di una miccia che innesca l’esplosione. Ma ancora, può essere lo scoppiettare di un motore di una vecchia lambretta o l’innesco di un rotopiano a chiodi. Rumori che sanno di poesia e di secoli trascorsi, di rivoluzione, di innovazione.
“È questo il modo in cui finisce il mondo. Non già con uno schianto ma con un lamento” ebbe a dire uno dei più grandi scrittori del 900, Thomas Eliot.
Il Barezzi Festival non inizia né finisce quest’anno ed evitando botti e lamenti abbiamo scelto BRZZ. In una preview di questa edizione il protagonista sarà un incantatore di suoni: Vinicio Capossela che, vista la ricorrenza dei 25 anni di Canzoni a manovella, il 19 ottobre terrà un concerto in cui riproporrà l’intero album. La venue sarà il conservatorio di Milano dove il nostro Giuseppe Verdi fu respinto perché ritenuto “inetto alla musica”.
Un omaggio a Verdi e un regalo al pubblico con un artista in un concerto assolutamente straordinario e unico.
Canzoni a manovella è un disco dedicato ai temerari, agli avventurieri, a chi ha avuto il coraggio di lanciarsi e che come in una boutade futurista magari si è schiantato, perché non è detto che se ci si butta poi si cada in piedi.
Concepito allo scadere del secolo scorso, vede la luce nel 2000 proprio quando internet entra prepotentemente nelle nostre vite.
La miccia è innescata dalla lettura di Celine, Vinicio ne resta affascinato e si immerge completamente nel secolo precedente ripercorrendo i passaggi fondamentali della tecnica del Novecento.
In questo periodo Capossela a Ravenna si imbatte nel Museo Marini che raccoglie oltre 400 strumenti meccanici di inizio secolo, molti dei quali sono dei marchingegno fantasmagorici.
Ne rimane affascinato e decide che sono perfetti per i testi che sta scrivendo.
Il riscatto della meccanica sulla digitalizzazione.
Numerosi nell’album i riferimenti e gli spunti letterari.
Celine e il medico Bardamù protagonista di Viaggio al termine della notte danno titolo e ispirazione al primo brano. Una ballata che si chiude futuristicamente con un colpo di cannone.
Suona Rosamunda prende il là da Primo Levi e dal racconto della fanfara delle SS che all’interno del campo di Auschwitz intonano il brano Rosamunda. L’allegria che diventa grottesca a testimonianza che il Novecento è stato anche un secolo di grandi tragedie.
Ad Alfred Jarry e alla sua patafisica, che è l’arte delle soluzioni immaginarie, è dedicata Decervellamento, una folle marcia ispirata dal ciclo di Ubu.
La title-track è una filastrocca con rime marinate e strumenti bizzarri che si intrecciano nell’epopea di una ciurma in bottiglia sui fondali del mare. I suoni stranianti sono il frutto di ottoni ripassati in un tubo per conferire un effetto subacqueo, di sonar e di percussioni ricavate da bottiglie. Alla chitarra c’è Marc Ribot, storico sodale di Tom Waits.
C’è spazio anche per il circo e in I Pagliacci si può ritrovare l’annoso dramma dei clown e dei loro sorrisi dipinti che celano tristezza.
Numerosi sono anche i personaggi immaginari e immaginati che si avvicendano nelle restanti canzoni. Una corte di miracoli di marescialle zoppe di guerra, mammenonne e materdomine.
Anche gli oggetti prendono vita in I pianoforti di Lubecca, vetta poetica che narra di un amore scoccato tra due pianoforti dismessi in un deposito tedesco. Il signor Bluthner corteggia la signora Duysen in valzer fiabesco orchestrato da Pascal Comelade al toy-piano.
Le atmosfere del disco cristallizzano il tempo e i numerosi viaggi di Capossela gli conferiscono una maturità artistica definitiva.
Mariachi tzigani, valzer di tempi andati e ballate dal sapore romantico, tutto mescolato in un album monumentale e straripante di creatività.
Canzoni a manovella rappresenta plasticamente lo zeitgeist di un secolo spiato dall’oblò di uno scafandro che dal fondo del mare innalza verso il cielo solcato da aerostati in cui Capossela passa da palombaro a pioniere dei cieli.
Un’opera ambiziosa e perfettamente riuscita che è unanimemente considerata una pietra miliare del cantautorato italiano.
La ciurma del Barezzi Festival sta prendendo lezioni di volo, questa è l’ultima traversata nei mari prima che la nostra ammiraglia diventi un dirigibile lanciato verso il ventennale del 2026.
Che abbia inizio la diciannovesima edizione…ed all’incanto ceda il vostro cuor!