Lamante

The Hub - Parma

Sabato 12 Dicembre
ore 23.50

Giorgia Pietribiasi scrive Una magia più forte della morte alla vigilia dell’apertura del concerto dei CCCP al Flowers Festival di Collegno e la suona lì per la prima volta, quando non l’ha ancora incisa. L’urgenza è tale che la sera prima della pre-produzione prova a fissarla a casa di un’amica con le cuffiette del telefono. È il brano che dà inizio alla scrittura di Non dico addio e che, insieme a Un canto nuovo, apre la strada al resto del disco, uscito per Artist First il 7 maggio 2026 come secondo album di Lamante, il suo progetto musicale.

Nata a Schio nel 1999, Pietribiasi suona e scrive fin da giovanissima e si esprime anche con la fotografia e la pittura. A otto anni riceve in regalo una macchina fotografica e un microfono registratore, e ancora oggi, con gli stessi strumenti, documenta spazi e persone insieme ai suoni dei luoghi. Nel giugno 2023 pubblica L’ultimo piano, che la porta alla finale della 34ª edizione di Musicultura e le vale il Premio Nuovo IMAIE. Il brano avvia il lavoro con il produttore Taketo Gohara. Come volevi essere, uscita a luglio, riporta al primo anno di pandemia, quando Pietribiasi perde casa e lavoro e, dopo aver lasciato l’università, torna a vivere in Veneto. Nel settembre 2023 apre per tre sere i Negramaro all’Arena di Verona.

L’esordio In memoria di esce il 9 maggio 2024: undici canzoni costruite sulle sue origini e sui suoi ricordi. Il disco è tra i finalisti delle Targhe Tenco nella categoria Opera Prima e Rockit lo indica come miglior album italiano dell’anno. Ai Rockol Awards Lamante riceve il premio speciale come Miglior Artista Emergente, e nello stesso 2024 duetta con Levante nella nuova edizione di Manuela Distruzione e con Paolo Benvegnù in Piccoli fragilissimi film. Il video di Non chiamarmi bella, diretto da Nicolò Bassetto, vince il PIVI del MEI e nel 2025 tre Videoclip Italia Awards, compreso quello per il Miglior Videoclip Italiano. Dopo l’uscita del disco Lamante mette da parte le nuove pubblicazioni per dedicarsi alla scrittura e al palco: oltre cinquanta date, fino a quando Coez la sceglie come opening act per l’intero tour nei palazzetti.

Pubblicato il primo album, le parole smettono di bastarle. Al loro posto arrivano visioni e simboli che tornano nei sogni e nella vita di ogni giorno, e Pietribiasi comincia a costruire oggetti fino a trasformare la casa in una specie di santuario. Le prime sessioni in studio a Milano non trovano la strada, finché Gohara riconosce ciò che tiene insieme i brani: un lutto vissuto e mai davvero affrontato. Il lavoro riparte da zero. Lamante torna nei luoghi della sua infanzia e trova nella Chiesa di San Francesco di Schio lo spazio in cui registrare il disco, circondata da tutti gli oggetti realizzati nei due anni precedenti, tra cui l’uovo di struzzo e le reliquie con i capelli. La canzone che dà il titolo al disco nasce come possibile risposta alla domanda che Han Kang pose nella sua lezione per il Nobel, se i morti possano salvare i vivi.

Nel primo album c’erano fiati e chitarra elettrica, con un’impronta molto più rock; in Non dico addio la ricerca si rivolge a strumenti come l’organo e l’harmonium e a un’intera sezione d’archi, che per l’artista richiamano la madre e la fecondità. L’album si apre nel silenzio, forse la presenza che l’ha accompagnata di più in quei due anni, e in Un elenco di 11 cose l’organo rappresenta per lei le viscere della terra. In Governatevi l’imperativo del titolo, ripetuto undici volte, sfocia nell’invito a disarmarsi. Una magia più forte della morte è il brano più spoglio, con chitarra, basso, batteria e una sola voce. Rimani con me è l’ultima canzone scritta: arriva tutta intera il primo giorno in cui, in chiesa, Lamante mette le mani sull’harmonium.