Davide Ambrogio

The Hub - Parma

Venerdì 11 Dicembre
ore 23.50

Nel 1954 Alan Lomax e Diego Carpitella registrano a Cardeto, in Aspromonte, una ninnananna. Trentasei anni dopo, nel paese vicino di Cataforìo, frazione di Reggio Calabria, nasce Davide Ambrogio. Quella ninnananna, “Veniti Sonnu”, è l’unico brano del disco d’esordio la cui musica non è sua.

Nel 2011 si trasferisce a Roma, dove compie gli studi accademici e musicali ed entra in EtnoMuSa, orchestra di musica popolare della Sapienza. Ha raccontato di aver provato più di ottanta strumenti con risultati quasi sempre mediocri prima di restringere il campo a zampogna, chitarra e lira, e di aver trovato nel canto l’unico gesto capace di eliminare il filtro tra le mani e ciò che vuole dire. Il set che porta sul palco lo chiama “la bancarella”, costruito con il sound designer Walter Laureti: chitarra, lira, zumpettana, tamburo, loop station, elettronica.

Evocazioni e Invocazioni esce per Catalea nel 2021. Nove brani in cui il dialetto dell’Aspromonte meridionale e del cosentino funziona come materiale timbrico prima che come lingua, e in cui ogni traccia risponde a una funzione rituale: ninnananna, canto di protesta, lamento, scongiuro. Ambrogio canta, recita e suona chitarra acustica ed elettrica, chitarra percossa con le matite, lira calabrese, zampogna, davul, tamburello, nagara, harmonium, synth. “A San Michele”, scritto con Gianvincenzo Pugliese, aveva vinto nel 2020 l’undicesima edizione di Musica contro le Mafie; dello stesso anno è l’Ethnos Gener/Azioni, mentre il Premio Loano Giovani 2021 arriva con Linguamadre, il progetto condiviso con il Duo Bottasso ed Elsa Martin. Songlines segnala il disco come Top of the World Album di novembre 2021.

Il secondo album esce quattro anni dopo, a novembre 2025, per la francese ViaVox. Mater Nullius nasce da una definizione che Ambrogio dà della terra: «desacralizzata», profanata dai suoi stessi figli, ridotta a oggetto. Il disco è registrato ad Alia, in provincia di Palermo, tra “Il Bosco” della famiglia Cortese e le grotte della Gurfa, la cui risonanza entra nelle riprese. Quattordici tracce come le stazioni della Via Crucis. Il codice sonoro viene dai rituali della Settimana Santa meridionale, tamburo, troccole e catene, e due artigiani, Bruno Marzano e Massimo Olla, costruiscono per il disco un tamburo della Settimana Santa calabrese e un basso in acciaio con molle. Laureti cura con Ambrogio la produzione artistica, mixa il disco e firma la maggior parte dei brani; i testi nascono con Anna Ida Cortese dopo l’interruzione del lavoro con Pugliese, di cui restano scritti in tre pezzi.

Nel maggio 2026 Mater Nullius vince il Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana come miglior album del 2025 e si aggiudica anche il Premio Giovani; i direttori artistici Jacopo Tomatis e Ciro De Rosa lo definiscono «artigiano sonoro». Dal 2021 Ambrogio porta avanti Voci in Ascolto, progetto dedicato al canto di tradizione orale; oggi i laboratori, condotti con Giulia Prete, toccano Roma, Palermo, Padova e San Vito dei Normanni. Sul rischio che corre oggi questo repertorio la sua posizione è netta: reso più digeribile, diventa «un altro ennesimo oggetto di consumo».