Da Adrian Sherwood ai Massive Attack: l’Inghilterra mediterranea degli Almamegretta
di Carlo Babando – 14 luglio 2026
Nel corso della loro storia gli Almamegretta hanno attraversato luoghi molto diversi, reali e immaginari. Hanno cercato la Giamaica a Procida e il Mediterraneo nei ritmi della musica afroamericana, fino a proiettare le melodie ancestrali delle antiche tammurriate tra i labirinti del dub. Una trama culturale e sentimentale che continua ad affiorare, tappa dopo tappa, fin dagli esordi. Londra, per tanti motivi, è uno dei crocevia più importanti di questa esplorazione, il laboratorio attraverso cui osservare come la memoria può essere reinterpretata. Nella città meticcia si parlano da sempre nuovi alfabeti sonori: ipnotici, mutevoli e insieme esplosivi. Basta saperli ascoltare.
Nel ventesimo anno di attività, Barezzi Festival approda per la prima volta fuori dai confini nazionali scegliendo proprio la capitale inglese e un anniversario speciale, i trent’anni di “Indubb”. Pubblicato nel 1996 e ancora straordinariamente attuale, “Indubb” rappresenta uno dei progetti più affascinanti e visionari degli Almamegretta. Un album che ha saputo predire il futuro allargandone i contorni, facendo incontrare lingue e tradizioni nel segno della manipolazione sonora. I quattordici brani in scaletta – già nati in altre forme, sia in studio che dal vivo – venivano rielaborati dal gruppo insieme ad alcuni ospiti d’eccezione. Tra loro c’era anche Adrian Sherwood, ovvero uno dei nomi più importanti di sempre nella scena dub britannica, nonché fondatore della leggendaria etichetta On-U Sound.
La relazione tra gli Almamegretta e il melting pot londinese – dove Kingston e Lagos incrociano il Punjab, il Medio Oriente e mille geografie in costante definizione – ha segnato la band fin dall’inizio. E’ nei club dell’East End, tra i suoni della jungle, della drum’n’bass e del reggae digitale che Gennaro “Raiz” Della Volpe, Pier Paolo “Pablo” Polcari e Gennaro “T” Tesone capivano definitivamente che il repertorio musicale della loro terra non era solo un patrimonio da conservare e proteggere: poteva ridiventare materiale vivo, pronto per essere campionato, ricontestualizzato, trasportato in una dimensione diversa. Su questa base si sviluppavano le prime uscite discografiche del gruppo, che soprattutto attraverso il capolavoro “Sanacore” (con il già citato Adrian Sherwood dietro il mixer) cambieranno nel profondo il panorama italiano degli anni Novanta.
Nello stesso modo in cui la sperimentazione caraibica dialogava con il linguaggio elettronico del Regno Unito, anche gli Almamegretta hanno costruito un ponte tra la propria identità e un universo creativo in cui l’ibridazione è al centro di tutto. Così le voci della grande canzone napoletana, come Giulietta Sacco e Sergio Bruni, iniziano a muoversi fianco a fianco con le suggestioni del collettivo African Head Charge, mentre le traiettorie del folklore partenopeo si mescolano ai bassi profondissimi dei sound system giamaicani. Con “Indubb”, nel 1996, si apriva infine uno scenario fatto solo di stratificazioni, riverberi e improvvise sottrazioni di spazio. Più che un disco, era una dichiarazione d’intenti: la conferma che le radici non sono mai un confine, ma un punto di partenza per spingersi verso nuove possibilità.
In fondo è ciò che Londra tenta di fare ogni giorno, ovvero mettere culture diverse nelle condizioni di parlarsi e arricchirsi a vicenda. Gli Almamegretta decisero che non era affatto necessario scegliere tra appartenenza e contaminazione, si poteva essere profondamente napoletani senza rinunciare a guardare altrove. Anzi, forse era proprio questo sguardo obliquo a permettere di comprendere meglio la propria identità. Un po’ come quando, nel 1995, i Massive Attack li avevano coinvolti nel remix della loro Karmacoma: ciò che ne risultava, The Napoli Trip, era il punto d’incontro perfetto tra l’estetica trip hop di Bristol e la sensibilità mediterranea del gruppo. “Indubb”, in un certo senso, fu la prosecuzione ideale di quel discorso.
Domenica 1 novembre, sul palco della EartH Hall di Hackney, gli Almamegretta si esibiranno in quella stessa East London che li ha visti intuire ciò che sarebbero diventati. Un ritorno che ha il sapore della celebrazione, ma anche quello di una continuità mai interrotta. Perché, a pensarci bene, Raiz, Pablo e Gennaro T non hanno mai smesso di abitare la città multiforme, dub e incredibilmente adrenalinica che contribuì a cambiare per sempre il loro desiderio di ascoltare il mondo per capire se stessi. Di continuare a muoversi, sentendosi comunque a casa.